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Primo appuntamento culturale dopo Soglie del Mediterraneo, Utsuroi esplora il concetto giapponese di trasformazione e impermanenza: un mutamento continuo e inevitabile che si riflette nei paesaggi, nel susseguirsi delle stagioni e nei momenti di passaggio, dissolvendo il confine tra individuo e ambiente.
Il progetto di allestimento, curato da Makoto Fukuda, traduce questo principio in una dimensione spaziale attraverso elementi organici sospesi, leggeri e mobili, il cui movimento richiama i cicli naturali e la transitorietà della luce e delle forme. Lo spazio diventa così esperienza sensibile, in cui percezione e tempo si intrecciano.
Il progetto di allestimento, curato da Makoto Fukuda, traduce questo principio in una dimensione spaziale attraverso elementi organici sospesi, leggeri e mobili, il cui movimento richiama i cicli naturali e la transitorietà della luce e delle forme. Lo spazio diventa così esperienza sensibile, in cui percezione e tempo si intrecciano.
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Con questo intervento, Abadir interpreta il nuovo spazio espositivo aziendale come ambiente narrativo, collegando il concetto di mutamento di Utsuroi all’evoluzione di SicilCima.
Il progetto consolida così il percorso avviato con le installazioni natalizie di Viale Africa 42, configurandosi come dispositivo poetico e culturale capace di esprimere l’identità del brand tra ricerca, interdisciplinarità e dialogo con il territorio.
Il progetto consolida così il percorso avviato con le installazioni natalizie di Viale Africa 42, configurandosi come dispositivo poetico e culturale capace di esprimere l’identità del brand tra ricerca, interdisciplinarità e dialogo con il territorio.
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Nel corso degli anni, lo store di Viale Africa 42 a Catania ha rappresentato un luogo dedicato non solo al serramento, ma anche alla cultura e alla sperimentazione. In questo contesto FUTURA MEMORIA, programma culturale curato da Salvatore Gozzo, ha dato spazio a musica, arti visive e momenti di riflessione condivisa.
Futura Memoria si è configurato come un ossimoro capace di mettere in relazione passato e futuro, proponendosi come manifesto di un’idea di progetto inteso anche come responsabilità culturale. Gli eventi sono stati pensati come occasioni di confronto, veri e propri laboratori di pensiero, in continuità con un percorso di crescita costruito nel tempo.
Futura Memoria si è configurato come un ossimoro capace di mettere in relazione passato e futuro, proponendosi come manifesto di un’idea di progetto inteso anche come responsabilità culturale. Gli eventi sono stati pensati come occasioni di confronto, veri e propri laboratori di pensiero, in continuità con un percorso di crescita costruito nel tempo.
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Il carattere interdisciplinare del programma ha proposto il dialogo tra linguaggi diversi, riaffermando il valore della memoria come radice e del futuro come tensione progettuale. In questo equilibrio, ogni appuntamento ha contribuito a costruire una visione condivisa.
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Futura Memoria è stata anche esperienza conviviale: lo chef Seby Sorbello e il sommelier Mauro Cutuli, partner del progetto con Sabir Gourmanderie, hanno accompagnato gli incontri con percorsi enogastronomici ispirati ai temi trattati, reinterpretando la tradizione etnea in chiave contemporanea.
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Primo appuntamento che ha inaugurato il programma, Paesaggi Ibridi di Atelier Crilo ha rappresentato un momento significativo di riflessione sul rapporto tra rappresentazione e progetto. La mostra, curata dall’architetto e blogger Salvatore D’Agostino, ha raccontato il lavoro dello studio fondato da Cristian Farinella e Lorena Greco.
Attraverso un approccio che ha unito disegno a mano e strumenti digitali, Atelier Crilo ha esplorato la costruzione di paesaggi ibridi: visioni in cui il disegno è diventato strumento di ricerca progettuale. Ne è emersa una lettura del paesaggio come sistema dinamico, in continua trasformazione tra memoria e possibilità futura.
Attraverso un approccio che ha unito disegno a mano e strumenti digitali, Atelier Crilo ha esplorato la costruzione di paesaggi ibridi: visioni in cui il disegno è diventato strumento di ricerca progettuale. Ne è emersa una lettura del paesaggio come sistema dinamico, in continua trasformazione tra memoria e possibilità futura.
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"I paesaggi ibridi dell’Atelier Crilo sono paesaggi immaginifici che speculano, con ironia, su alcuni temi controversi dell’architettura degli ultimi anni: lo sviluppo intensivo, anche in un periodo di forte recessione economica, dell’architettura verticale dei paesaggi metropolitani del pianeta terra; gli spazi non edificati in città densamente edificate; i ruderi dentro la città di edifici che hanno dismesso da poco il proprio ciclo economico; la fascinazione per le case isolate ad alto valore estetico ed economico"
(Salvatore D'Agostino, Milano, 2015).
(Salvatore D'Agostino, Milano, 2015).
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SPAZIO / TEMPO / LUCE / SUONO è stato un progetto dell’Associazione Musicale Etnea, curato da Biagio Guerrera e Luca Recupero.
Secondo appuntamento di FUTURA MEMORIA, ha proposto un incontro sperimentale tra suoni e visioni, sviluppato attorno ai temi del viaggio, del passaggio e dell’attraversamento. Spazio e tempo si sono scomposti e moltiplicati, per poi ricomporsi in nuove combinazioni percettive e strutture inedite.
Secondo appuntamento di FUTURA MEMORIA, ha proposto un incontro sperimentale tra suoni e visioni, sviluppato attorno ai temi del viaggio, del passaggio e dell’attraversamento. Spazio e tempo si sono scomposti e moltiplicati, per poi ricomporsi in nuove combinazioni percettive e strutture inedite.
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"Il canto armonico siberiano di Sainkho Namtchylak, il marranzano, gli scacciapensieri ed altri suoni organici delle tradizioni etniche di Luca Recupero, attraverso il prisma delle elaborazioni elettroniche di Dudu Arona, sono la colonna sonora di un viaggio caleidoscopico dai villaggi alle metropoli, dalle navicelle in orbita nello spazio alle capanne nelle foreste pluviali disegnati da Kranti - Giovanni Lombardo"
(Biagio Guerrera, Catania, 2015).
(Biagio Guerrera, Catania, 2015).
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La conversazione sul cinema tra Piero Messina e Giuseppe Lorenti ha offerto un dialogo sulla passione, l’arte e il mestiere del regista: un percorso tra visione, memoria e finzione, ripercorrendo le tappe che hanno condotto l’autore dai primi lavori sperimentali fino al lungometraggio L’attesa.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con Off Cinestudio e Leggo. Presente Indicativo, la rassegna letteraria organizzata da Radio Lab, con il supporto di Indigo Film.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con Off Cinestudio e Leggo. Presente Indicativo, la rassegna letteraria organizzata da Radio Lab, con il supporto di Indigo Film.
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A proposito di Sicilia, cinema e registi da inseguire:
"Sicilia e infanzia, sinonimi di meraviglia e origine del mio immaginario" e "come regista, ma ancor più da spettatore, amo i film che non riesco a raccontare a parole".
Su Sokurov: "Lo perseguitavo da studente di cinema per sapere come riuscisse a fare certe cose; è stato bello vedersi in competizione con lui in un festival"
(Piero Messina intervistato da Giuseppe Lorenti, Catania, 2017).
"Sicilia e infanzia, sinonimi di meraviglia e origine del mio immaginario" e "come regista, ma ancor più da spettatore, amo i film che non riesco a raccontare a parole".
Su Sokurov: "Lo perseguitavo da studente di cinema per sapere come riuscisse a fare certe cose; è stato bello vedersi in competizione con lui in un festival"
(Piero Messina intervistato da Giuseppe Lorenti, Catania, 2017).
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SAPERE:FARE = BUONO:BELLO è l’Equazione del gusto, il libro scritto dallo chef Seby Sorbello con Susanna Cutini e Alex Revelli Sorini, presentato all’interno di FUTURA MEMORIA il 17 giugno 2016.
L’incontro ha approfondito i quattro elementi individuati dall’autore per definire l’essenza del gusto, in un equilibrio tra sapere e fare, capace di trasformare il cibo in un’esperienza emozionale e memorabile.
L’incontro ha approfondito i quattro elementi individuati dall’autore per definire l’essenza del gusto, in un equilibrio tra sapere e fare, capace di trasformare il cibo in un’esperienza emozionale e memorabile.
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Il laboratorio di pensiero e sperimentazione ha trovato spazio nella cucina b2 di Bulthaup, allestita per l’occasione da Spazi Privati, promotore dell’evento e riferimento in Sicilia per il brand tedesco.
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Ricerca, sperimentazione e autoproduzione sono alcuni dei fronti su cui oggi si confrontano tanti protagonisti del fare contemporaneo.
Non esiste più soltanto l’industria con le sue logiche e possibilità, la sua dimensione produttiva a grande scala e le dinamiche globali del grande mercato, ma anche la dimensione locale, le lavorazioni artigiane, le produzioni a numero limitato.
Non esiste più soltanto l’industria con le sue logiche e possibilità, la sua dimensione produttiva a grande scala e le dinamiche globali del grande mercato, ma anche la dimensione locale, le lavorazioni artigiane, le produzioni a numero limitato.
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Presente Artigiano, a cura di Lucia Giuliano con Vittorio Venezia e Abadir Accademia di Design e Arti Visive, ha portato all’interno di FUTURA MEMORIA una riflessione su queste dinamiche, attraverso una selezione di oggetti e il lavoro di progettisti capaci di farsi promotori di nuovi processi e visioni: Federico Angi, Alvaro Catalàn de Ocòn, Francesco Faccin e Vittorio Venezia.
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Vittorio Venezia, invece, ha guidato un gruppo di studenti dell’Accademia di Design e Arti Visive Abadir, che hanno esplorato il tema delle infinite variazioni del vaso, approfondendo la lavorazione della ceramica ed interpretando in modi molto diversi il tema del processo e del linguaggio.
A Presente Artigiano è stata messa in mostra una varietà multiforme dei loro esperimenti come racconto di un percorso di formazione.
A Presente Artigiano è stata messa in mostra una varietà multiforme dei loro esperimenti come racconto di un percorso di formazione.
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I serramenti scorrevoli MinimalWindows di KELLER, con profili ridotti capaci di annullare il confine tra interno ed esterno, hanno offerto il punto di partenza per una riflessione sull’atto del vedere.
Il collettivo Deep Sheet Studiolab (Luca Pulvirenti, Luigi Mignemi, Cristina Santangelo) ha costruito un percorso compositivo in cui la finestra è diventata elemento di transizione e dispositivo creativo, capace di ridefinire il rapporto tra architettura e percezione.
Il collettivo Deep Sheet Studiolab (Luca Pulvirenti, Luigi Mignemi, Cristina Santangelo) ha costruito un percorso compositivo in cui la finestra è diventata elemento di transizione e dispositivo creativo, capace di ridefinire il rapporto tra architettura e percezione.
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"Guardando attraverso la finestra, la luce e il colore si riflettono nel panorama, interpretandolo come stratificazione della conoscenza e della cultura. Attraversando la finestra con lo sguardo, l'esperienza percettiva descrive così il regno panoptico dall’individuo alla collettività.
Quasi in contrapposizione lo schermo del monitor ci collega intimamente al mondo, la nostra personale finestra su quanto viene a noi. Non più una finestra sul mondo, ma un modo per comporre e costruire il mondo.
Le finestre diventano così lo strumento supremo dell’atto creativo"
(Luca Pulvirenti, Panographie, 2017).
Quasi in contrapposizione lo schermo del monitor ci collega intimamente al mondo, la nostra personale finestra su quanto viene a noi. Non più una finestra sul mondo, ma un modo per comporre e costruire il mondo.
Le finestre diventano così lo strumento supremo dell’atto creativo"
(Luca Pulvirenti, Panographie, 2017).
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